OLTRE GRILLO, LA RICETTA DEL NUOVO SINDACO DI RIVALTA

Intervista di Matteo Marini al neo sindaco Mauro Marinari. Tratta da www.ilcambiamento.it”

Grillo, grillini, Movimento 5 Stelle. Queste sono ormai le tre parole che ricorrono nel dibattito pubblico quando si parla di “alternativa alla politica”, soprattutto in riferimento al sistema partitocratico che – a vedere gli ultimi sondaggi – è sull’orlo del baratro. Ma siamo sicuri che sia solo il ‘grillismo’ l’unica via d’uscita per non turarsi il naso? Il Comune di Rivalta di Torino è un esempio di una politica estranea anche al partito a 5 Stelle, dato al terzo posto nei sondaggi. In questa cittadina di 19 mila abitanti Mauro Marinari, alla sua seconda candidatura e sostenuto da 4 liste civiche, è riuscito ad espugnare – dopo 20 anni di governo del centro sinistra – la guida del Comune, ottenendo al ballottaggio il 51% dei consensi.

Come nasce la tua seconda candidatura a sindaco di Rivalta?

Nasce da una richiesta del comitato a 4 persone (tra cui il sottoscritto), rappresentative dell’esperienza di ‘Rivalta sostenibile’, a partecipare alle primarie (siamo agli inizi di marzo 2012). Come cinque anni fa, si è data la possibilità ai cittadini di scegliere tra una rosa di nomi il più possibile variegata. Non ci sono state autocandidature. Il gruppo, come sempre, fa delle scelte condivise, di confronto, di decisione collettiva e da questo confronto, sono uscite le disponibilità dei 4 candidati. Io, per aver vinto poi le primarie, sono stato il candidato sindaco di questa coalizione di liste civiche (Rivalta sostenibile, i Sostenibili, Gerbole sostenibile, Rivalta solidale).

Com’è stato possibile, secondo te, vincere in una roccaforte controllata da quasi 20 anni dal centrosinistra?

L’esperienza è nata come cittadinanza attiva, cittadini che vogliono uscire dalla loro dimensione di delega, di sudditi. Abbiamo detto ai cittadini: “Visto che non ci sentiamo rappresentati da questi politici, tentiamo di fare noi un’esperienza diretta, partecipando alle elezioni, avendo utili strumenti per arrivare agli obiettivi che ci prefisseremo”. Questa è stata quindi la nostra necessità: impegnarci in prima persona per dare un segnale di discontinuità. I nostri motti, sono: “lontano dai partiti, vicino ai cittadini” e “un’altra politica è possibile” e non sono scelti a caso. Considero infatti la politica una cosa importantissima: la cura della polis, il migliorare la qualità della vita dei tuoi cittadini, la difesa dei beni comuni. La nostra non è anti-politica, casomai è anti partitocrazia, visto che ormai i partiti tutelano gli interessi della loro parte e di certo non quelli della collettività, lottizzando ogni ramificazione della nostra società. Questo è stato il nostro lavoro, durato oltre 11 anni, che i cittadini di Rivalta hanno premiato al ballottaggio di metà maggio. Non abbiamo mai avuto condizionamenti, finanziamenti o pressioni da altre forze politiche.

Che significato ha la tua vittoria, quella di un candidato civico, estraneo anche al nuovo soggetto politico del Movimento 5 Stelle?

Ha un significato molto importante, innanzitutto per il nostro progetto. Mi ricordo, durante la campagna elettorale, che molte persone ci venivano a dire: “Ma dove pensate di andare? Ormai i partiti hanno in mano tutto! Cosa credete di ottenere?”. Ci consideravano alla stregua di un gruppo di idealisti. La vittoria al ballottaggio è quindi una soddisfazione personale perché con costanza, dopo 11 anni, abbiamo visto che il nostro progetto autonomo è ciò che i cittadini vogliono. Parlavo prima dei nostri motti, no? Beh questo “punto a nostro favore”, dimostra che un’altra politica è possibile. Il nostro successo ne è la prova.

La mia elezione a sindaco rappresenta un piccolo esperimento che si può replicare anche in altri contesti, in altre realtà. A dimostrazione di ciò, segnalo il fatto che stiamo ricevendo tantissime mail da altri comitati, liste civiche che andranno alle elezioni nei prossimi anni e che vogliono conoscere la nostra “ricetta”. Il problema è che la nostra non è una “ricetta”, è solo una capacità diffusa di dare ascolto alle istanze dei cittadini, è l’avere i piedi ben piantati nella realtà che si amministra, non rimanendo autoreferenziali e distaccati dalla comunità che devi amministrare.

Quali sono gli atti che hai già messo in agenda, le prime emergenze che vuoi che siano affrontate, nel Comune che guiderai per i prossimi cinque anni?

Stiamo prendendo le misure con tutta una serie di problemi accumulati in questi anni. Noi ci ritroviamo con un’eredità pesante dal punto di vista di problemi non risolti, di problemi abbandonati e che – nel frattempo – si sono ingigantiti. Quindi partiamo dal capire quali sono i problemi, per poi risolverli. È’ come se dovessimo avviare un bel viaggio, una bella navigazione, su di un’imbarcazione che però presenta numerose falle. Noi dobbiamo prima tappare le falle per poi poter procedere spediti, in sicurezza, verso i nostri obiettivi di mandato. Oltre poi a prendere coscienza di quali sono le ‘falle’, stiamo anche lavorando per riorganizzare la macchina comunale a tutti i livelli. Altro punto sul quale ci stiamo spendendo in queste settimane, è la mappatura delle associazioni territoriali e delle problematiche della cittadinanza (Rivalta, faccio presente, è comunque un comune di 19.000 abitanti, quindi non proprio una piccola comunità!). Per affrontare quest’ultimo problema, abbiamo già emanato un bando per una squadra di manutenzione urgente, che possa intervenire in tempi certi su tutta una serie di richieste di interventi che i cittadini ci fanno.

Il terzo lavoro che stiamo facendo, è quello del recupero della fiducia dei cittadini nella politica e nelle istituzioni. Al primo turno delle amministrative, abbiamo avuto un cittadino su tre che non è andato a votare. Al ballottaggio, il rapporto era uno su due. Sono quindi già in programma incontri e assemblee pubbliche per decidere con la cittadinanza le priorità che l’amministrazione dovrà affrontare e abbiamo fatto il primo consiglio comunale in un parco, all’aperto, per dare modo ai cittadini di potersi avvicinare ai propri dipendenti (perché noi siamo i loro dipendenti!) e per dare un segnale forte di discontinuità. Il concetto è che il ‘Palazzo’ va verso i cittadini, non il contrario. Questi hanno il diritto-dovere sia di controllare il nostro operato, sia di collaborare attivamente con l’amministrazione.

Mauro Marinari

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