Quattro chiacchiere con… “Franco il calzolaio”: come si impara un mestiere

Al n° 59 di via Umberto I lavora in un negozietto discreto ed appartato Franco, di professione calzolaio.

Questo signore, dall’età difficile da definire, ti scruta sornione, sempre pronto ad una battuta pungente. La sua storia è simile a quella di molti immigrati dal Sud: 20 anni di Fiat alla verniciatura di paraurti poi, quando il reparto chiude, diventa carrellista, magazziniere, infine frequenta una scuola di elettricista, senza però trovare lavoro. A quel punto, Franco decide di rispolverare quel mestiere imparato tanti anni prima, quasi per caso: “Nel 1984 ero a Stignano, in Calabria, per la raccolta delle arance; imparai il mestiere di calzolaio da Cosimo, il mio amico, che in vacanza riparava le scarpe ad amici e parenti. Allora non c’era attrezzatura elettrica, perciò con il pullman (perché non possedevamo certo la macchina) andammo a Gioiosa Ionica a comprare gli strumenti da calzolaio: raspa, martello, raschio, scardasso. Così iniziai a riparare le scarpe, anche se a quel tempo c’era poco lavoro, dato che si mettevano i chiodi sotto le suole e le scarpe duravano in eterno. Dunque, con i soldi presi dalla Fiat, nel 2010 ho ristrutturato questo locale ed ho aperto l’attività a Rivalta”.

Franco è molto preciso nel suo lavoro, persino puntiglioso: foglietti per le prenotazioni rigorosamente compilati, scarpe che non escono se non nella forma migliore, laboratorio perfettamente in ordine. Questo bravo artigiano, peraltro da tantissimi anni volontario presso i Vigili del Fuoco di Rivalta, potrebbe apparire timido, ma in realtà è un grande chiacchierone, simpatico e generoso.

Certo che il suo impegno nel riparare per riutilizzare, fa a botte con l’impostazione usa-e-getta del mercato attuale: “Mi chiedono di rifare i tacchi a scarpe di plastica, con le suole di cartone, pagate 5 euro: costa più la riparazione che le scarpe”.

La saggezza di chi è cresciuto in tempi di carestia: forse sarebbe meglio comprare poche scarpe, ma buone.

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