Negozi a Km 0: Quattro chiacchiere con…..i F.lli Zoppè del panificio di via Trento

Capita, nella vita, di intraprendere percorsi diversi da quelli che ci si era immaginati da giovani. E capita che il cammino, sul nuovo percorso, sia faticoso e richieda particolari sacrifici. Qual è allora lo stimolo per proseguire? La passione.

Ezio, Giovanni e Aldo sono i tre fratelli Zoppè, eccellenti artigiani del pane. Ezio, però, da ragazzo studiava disegno meccanico, Giovanni si sarebbe voluto dedicare alle tecniche agrarie. Complici il suggerimento paterno e l’anno di militare, che una volta tracciava lo spartiacque tra la giovinezza spensierata e il divenire “uomo”, Ezio e Giovanni nel 1986 rilevarono insieme ai genitori un panificio a Sangano, aprendo poi, nel 1992,una seconda attività a Rivalta, in via Trento.

“Allora era necessaria la licenza per poter panificare, ed il numero dei panifici era limitato in base al numero degli abitanti. Ma, cambiate le leggi, abbiamo potuto comprare questo bel forno a settori e dal 2005 lavoriamo solo a Rivalta. Questo negozio ha un grande valore affettivo per noi, poichè lo acquistò nostro padre.”

Per i fornai la vita gira al contrario: “Apriamo circa all’una di notte: un caffè e incominciamo ad impastare, aspettare, impastare di nuovo e cuocere pane, pizze e torte. Al mattino si prepara, poi, la biga: l’impasto di acqua, farina e pochissimo lievito che riposerà fino a sera”.

La notte scorre veloce, spesso in compagnia dei ragazzi che si appostano allegri davanti al negozio con i loro seggiolini, in attesa di un croissant o della pizza appena sfornata. Ma quando si dorme? “Un po’, di giorno. Anche noi a volte ci diciamo che non siamo tanto “normali!” risponde Ezio ridendo.

Ti aspetteresti di vederli distrutti, invece questi tre ragazzoni sono pieni di entusiasmo e di energia, da far invidia a chi si alza al mattino trascinandosi giù dal letto. E ti travolgono con le loro spiegazioni: impasto diretto ed indiretto, le differenti forme di pane, i famigerati “miglioratori” che si sono sempre rifiutati di utilizzare. Ma soprattutto il rapporto intenso e profondo con la materia prima: la farina. Che “è solo un chicco di grano schiacciato”, quindi “è viva, sente il cambio di stagione e spesso diventa nervosa” .

Ezio, Giovanni ed Aldo si augurano che qualche ragazzo si appassioni al loro mestiere. Per non cedere definitivamente all’industrializzazione di un bene così antico e prezioso: il pane.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.