Osservazioni sulla ricostruzione della centrale termoelettrica di Rivalta di Torino motori endotermici 73,2 MWe (4 x 18,3 MWe)

Pregresso

Presso l’allora stabilimento Fiat Rivalta, era preesistente un gruppo termoelettrico in cogenerazione a ciclo combinato [1.] (47 MWe, 8 MWt) realizzato dalla società Serene (joint venture Fiat – British Gas per la realizzazione di produzioni termoelettriche a servizi dei siti produttivi Fiat). Nelle more delle vicende connesse all’epilogo dell’iniziativa “Fiat Energia”[2.] (inizio anni 2000, liberalizzazione del settore elettrico), Fiat cedette la partecipazione in Serene ad Edison (controllata da Electricité de France) la quale poi fini per cederla definitivamente a BG Italia Power (la società di scopo di British Gas) [3.]

 

Proponente

Tra fine 2012 e inizio 2013, BG Italia Power ha cessato le attività delle sue centrali termoelettriche e ceduto i suoi impianti alla società SNOWSTORM S.r.l. – società unipersonale (Bergamo) interamente controllata dalla società DESPE S.p.A. (Bergamo) [4.]

SNOWSTORM è il proponente della proposta di realizzazione di centrale termoelettrica in oggetto.

 

Progetto industriale

DESPE è un primario operatore italiano e mondiale nel settore delle demolizioni industriali ed edili. Ha rilevato una serie di siti produttivi termoelettrici (tra cui quelli ex Fiat da BG Italia Power) al fine di procedere alla demolizione degli impianti esistenti per poi reimmetterli sul mercato per soggetti potenzialmente interessati al relativo acquisto e riutilizzo produttivo.

In particolare l’operazione attualmente in corso è svolta in collaborazione con META ENERGIA S.p.A. (Roma) [5.], un operatore commerciale del settore energetico. L’obiettivo è lanciare la realizzazione di impianti di generazione elettrica in grado di offrire servizi di regolazione, funzionali a compensare le naturali fluttuazioni generate dalla combinazione delle variazioni del carico degli utenti e dalla non programmabilità di alcune fonti rinnovabili come il solare fotovoltaico e l’eolico. Tale interesse pare essere legato ad ipotesi inerenti l’imminenza di un bando TERNA (il gestore pubblico dell’infrastruttura elettrica nazionale) per l’assegnazione di diritti per capacità produttiva di regolazione [6.]

I siti controllati da DESPE (tramite SNOWSTORM) hanno la prerogativa di:

  • essere disponibili e liberi (le demolizioni sono state completate)
  • avere già una corretta destinazione d’uso (industriale)
  • disporre di una preesistente connessione con le reti nazionali elettrica e gas naturale

Procedura in corso

Il 28 novembre 2017 SNOWSTORM ha depositato [7.] alcuni documenti di progetto e studio ambientale richiedendo lo svolgimento della fase di verifica di assoggettabilità a Valutazione di Impatto Ambientale (ovvero se sia necessario o meno procedere a VIA) come prevista dalla recente revisione di luglio del “Codice dell’Ambiente” (D.Lgs 152/2006 Parte II, Titolo III). La proposta si configura come “impianti termici per la produzione di energia elettrica, vapore e acqua calda con potenza termica complessiva superiore a 50 MW” (la potenza di combustione – termica – dell’impianto in oggetto è di 148 MWc, appena 2 sotto i 150 che rendevano la VIA obbligatoria). Pertanto l’autorità competente è il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM).

Regione Piemonte ha convocato una Conferenza di Servizi regionale il 15 gennaio 2018, funzionale a definire il proprio parere da rendere al MATTM entro il 21 gennaio 2017 (in realtà slitta a lunedì 22 gennaio, 45 gg dall’avvio dell’istruttoria).

Il MATTM procederà ad emettere la decisione entro il 7 marzo 2018 (90 gg dall’avvio dell’istruttoria, avvenuta il 7 dicembre). Tale termine potrà essere prorogato (di ulteriori 90 gg, una volta sola) qualora sia necessario richiede chiarimenti e/o integrazioni al proponente. Se il MATTM non riterrà assoggettabile a VIA il progetto, si seguirà un percorso di autorizzazione ordinario (tra cui quello alle emissioni in atmosfera). Viceversa dovrà essere svolta una VIA di competenza statale.

Qualsiasi ente e/o cittadino può formulare osservazioni entro il 21 gennaio 2017 (in realtà slitta a lunedì 22 gennaio, 45 gg dall’avvio dell’istruttoria).

 

Ubicazione

Il sito della proposta è ubicato in territorio di Rivalta di Torino, nell’area adiacente la pista prove dell’ex stabilimento Fiat al confine con Volvera. Tale area era precedentemente occupata dalla citata centrale termoelettrica BG Italia Power, poi ceduta SNOWSTORM/DESPE a fine 2012 e da questi dismessa e demolita ad opera di DESPE nel luglio 2016.

Dal punto di vista del vigente PRGC, l’area è classificata come destinata a impianti industriali in progetto o esistenti (categoria D, sottocategoria DC).

L’area è inoltre interessata da una situazione di potenziale inquinamento del sottosuolo e delle acque sotterranee da metalli, solventi clorurati e PCB. Le conclusioni degli approfondimenti svolti da ARPA Piemonte [8.] indicano che al momento “non è possibile escludere del tutto un contributo del sito alla contaminazione delle acque sotterranee”. Pertanto, ai fini della realizzazione dell’impianto proposto, l’area non potrà essere considerata nella piena disponibilità del proponente finché gli enti preposti al controllo ambientale non escludano con certezza la presenza di contaminazioni provenienti dal sito in questione. Infatti tale condizione pregiudica la possibilità di utilizzare il sito proposto e/o di definire con certezza l’ubicazione e la disposizione del macchinario e dei sistemi di centrale. Tale incertezza può introdurre rilevanti elementi di aleatorietà in tutte le successive valutazioni di carattere impiantistico e ambientale (ad esempio per quanto concerne il rumore, le vibrazioni e l’impatto paesaggistico).

Principali caratteristiche tecniche del progetto [9.]

La centrale proposta consta di 4 gruppi termoelettrici costituiti da motori a combustione interna Wartsila 18V50SG (18 cilindri a V con sovralimentazione) alimentati a gas naturale.

Ciascuna unità ha, a pieno carico, una potenza entrante di 37 MWc (circa 3.860 Sm3/h di gas naturale) ed eroga una potenza elettrica lorda di 18,3 MWe con rendimento elettrico del 49,4% e una potenza termica teoricamente recuperabile pari a 12,6 MWt. Inoltre ogni unità ha, sempre a pieno carico, una portata fumi pari a circa 81.000 Nm3/h che è inviata ad un sistema di depurazione basato su ossidazione catalitica (per CO e sostanze organiche volatili) e sistema SCR con iniezione di reagente urea (per NOx) con valori di emissione garantiti in linea con le tecnologie tipicamente adottate in questa tipologia di impianti. L’emissione oraria di NOx prevista a camino per singola unità è pari 1,6 kg/h.

La prerogativa di questa configurazione di impianto è quella di avere una modularità offerta dalla presenza di 4 unità uguali indipendenti ciascuna delle quali dotata di una capacità di regolazione dal 50% al 100% di carico. Inoltre i tempi di avviamento e fermata sono nell’ordine di pochi minuti, utili a offrire le risposte immediate in termini di presa e rilascio di carico richieste da un esercizio per servizi di regolazione.

La previsione di esercizio annuo dell’impianto prevede per tutte le 4 unità un funzionamento nell’ordine di 5.000 h a pieno carico, con un consumo di 740 GWhc (circa 77 milioni di Sm3 di gas naturale) e una produzione elettrica di 366 GWhe

Tale modalità non si discosta particolarmente da un esercizio in piena produzione (valore tipico 7.200 h annue) e appare certamente più intensiva di quello che sarebbe un funzionamento per l’erogazione di servizi di regolazione (indicativamente meno di 1.000 h annue), nel quale i gruppi opererebbero solo su chiamata del gestore di rete, per brevi periodi e spesso carico parziale. In conseguenza all’esercizio proposto, si prevede una quantità totale annua di NOx emessi pari 42 t/anno.

Considerazioni economiche [10.]

In termini di larga massima, il costo di investimento per la realizzazione dell’impianto è stata valutata dal proponente in 42 milioni di euro. Analogamente, i costi annui di combustibile e di gestione possono essere stimati entro i 20 milioni di euro, a fronte di un valore della produzione variabile (in funzione modalità dell’esercizio) da 7 a 20 milioni di euro. Emergono quindi dubbi in merito all’effettiva sostenibilità economica dell’operazione.

Tale aspetto non è oggetto della procedura in corso ma segnala elementi non ignorabili, da parte degli enti competenti, in merito alla valutazione dell’effettiva capacità di spesa futura del proponente in relazione ai presumibili interventi impiantistici e ambientali che potrebbero essere oggetto di prescrizione.

 

Considerazioni energetiche sul contesto nazionale

All’inizio degli anni 2000, a seguito della privatizzazione del settore elettrico, si è assistito ad un grande processo di rinnovo del parco di generazione termoelettrico, con l’entrata in servizio di numerosi impianti a ciclo combinato a gas naturale in sostituzione dei precedenti gruppi a vapore ad olio combustibile ormai obsoleti. Anche a seguito di un’eccessiva semplificazione delle procedure autorizzative (il cosiddetto decreto “Sblocca centrali” del 2002), tale processo ha generato una considerevole sovracapacità produttiva termoelettrica.

Inoltre è tornata a crescere, per ragioni geopolitiche e di costo, la quota di produzione da carbone (della quale si parla però di possibile dismissione dal 2025-203). Infine, per effetto delle ingenti risorse (finalmente) destinate all’incentivazione delle fonti rinnovabili, si è avuta una loro esplosione (in particolare fotovoltaico ed eolico).

Questo ha ulteriormente eroso la produzione termoelettrica e aggravato il problema della sovracapacità comportando la dismissione di svariati impianti.

La crescita della produzione rinnovabile porta con se problemi di regolazione della rete elettrica, per i quali si renderà progressivamente necessaria una capacità dedicata. Questa però è già oggi disponibile nei vari impianti a ciclo combinato sottoutilizzati, la cui tecnologia è ampiamente in grado di offrire modulazioni continue di carico dal 60% al 100% con rendimenti elettrici sempre superiori a quelli offerti dalla tecnologia con motore a combustione interna proposta dal proponente.

 

Considerazioni energetiche sul contesto locale

La preesistente centrale termoelettrica Serene (oggi demolita) era stata presa in considerazione nel Piano di Sviluppo del Teleriscaldamento nell’Area di Torino (PSTLRTO) adottato da Provincia di Torino (oggi Città Metropolitana) [11.]. Tale ipotesi prevedeva la realizzazione di un sistema di teleriscaldamento a servizio di porzioni dei comuni di Rivalta di Torino e Orbassano (volumetria allacciabile circa 2 milioni di m3, potenza termica di picco circa 45 MWt, fabbisogno annuo di energia termica circa 90 GWht).

L’attuale proposta non contiene alcun riferimento ad un utilizzo in cogenerazione dell’impianto, né a favore della vicina area industriale ex Fiat (come avveniva originariamente) né in relazione ad ipotesi di teleriscaldamento. Nella documentazione di progetto disponibile l’energia termica erogata è quantificata ma il valore del recupero effettivo è esplicitamente posto a zero. Peraltro un’eventuale utilizzazione in cogenerazione dell’impianto proposto appare poco praticabile, per le seguenti motivazioni:

  • la disponibilità di energia termica risulterebbe fortemente sottoutilizzata in quanto è ampiamente sovradimensionata (quasi di 3 volte tanto) rispetto ai fabbisogni stimati nel PSTLRTO per l’utenza presente nel circondario
  • un esercizio discontinuo e non programmabile, quale quello obbligato da un funzionamento per l’erogazione di servizi di regolazione, è inconciliabile con l’alimentazione di un sistema di teleriscaldamento, per evidenti esigenze di continuità della fornitura di calore alle utenze

 

Ne consegue che la proposta in questione si configura esclusivamente come impianto di generazione elettrica, in sostanziale contrasto con le prassi autorizzative sancite in Regione Piemonte in relazione ai noti problemi di qualità dell’aria [12.]

 

Considerazioni ambientali sul contesto locale

Tutta l’area metropolitana torinese [13.] è caratterizzata da generalizzati superamenti dei valori limite che riguardano in particolare i parametri PM10 e NO2; Rivalta di Torino e molti dei comuni limitrofi al sito proposto (in particolare Orbassano) rientrano in questo ambito territoriale. La rilevanza di tali criticità è notoria e ha già dato origine ad una serie di procedure di infrazione sulla qualità dell’aria avviate dalla Commissione Europea nei confronti dello Stato. Per evitare l’applicazione di sanzioni, Regione Piemonte sta predisponendo un nuovo Piano di Qualità dell’Aria nel quale sono necessarie rilevanti riduzioni delle sorgenti emissive e dei quantitativi emessi, in particolare per quanto concerne quei contributi che concorrono alla presenza di PM10 e NO2 in atmosfera.

Dal momento che l’impianto termoelettrico preesistente è ormai dismesso da alcuni anni, l’attuale proposta rappresenta l’attivazione di una nuova sorgente emissiva. Tale nuova sorgente comporta un contributo rilevante ai quantitativi di NOx emessi localmente, interamente aggiuntivo e con impatto peggiorativo, in termini diretti, sulla situazione delle concentrazioni di NO2 e, in termini indiretti, su quelle di PM10 (come particolato secondario).

La totale assenza di riferimenti progettuali a qualsivoglia ipotesi di utilizzazione in cogenerazione del calore erogabile dall’impianto (oltre che alla già illustrata impraticabilità di un recupero efficace) non indica alcun elemento di riduzione o compensazione ambientale di tale impatto emissivo locale.

Appare pertanto evidente come, dal punto di vista della qualità dell’aria, la proposta in questione non sia in grado di conseguire il bilancio ambientale positivo richiesto dai criteri autorizzativi fissati dalla pianificazione locale di settore [12].

Conclusioni

Sulla base delle considerazioni svolte, si segnala all’attenzione degli enti e delle amministrazioni pubbliche competenti i seguenti elementi di valutazione:

  1. si ritiene che non vi siano i termini per avviare la procedura in corso, dal momento che non vi è certezza della completa disponibilità dell’area da parte del proponente, a causa degli aspetti inerenti la potenziale contaminazione del sottosuolo e delle acque sotterranee che sono tuttora oggetto di approfondimenti
  2. in relazione ai significativi impatti ambientali connessi con l’esercizio dell’impianto proposto, si ritiene ineludibile lo svolgimento di una procedura di Valutazione di Impatto Ambientale
  3. preso atto del bilancio ambientale (in particolare emissivo) completamente sfavorevole determinato dall’esercizio dell’impianto proposto, si ritiene che la proposta avanzata dal proponente non possa essere autorizzata in quanto in completo contrasto con le azioni in corso di definizione in relazione alle procedure di infrazione emesse dalla Commissione Europea a causa della grave situazione di inquinamento atmosferico dell’area metropolitana torinese.

 

Rivalta 16 gennaio 2018

 

1. http://enipedia.tudelft.nl/wiki/Serene_Rivalta_Powerplant

2. http://argomenti.ilsole24ore.com/edison.html

3. https://www.edison.it/it/edison-cede-bg-italia-la-partecipazione-serene-98-milioni-di-euro

4. 185.15.169.148/web_asi/files/28_13.pdf ; http://www.provincia.torino.gov.it/attiweb/determine/2013/LC1/19_3011_2013.pdf

5. http://www.regione.abruzzo.it/ippc/docs/provvedimentiAIA/2015/DA13_194_MetaenergiaProduzioniSrl_Voltura.pdf

6. http://www.comune.piombino.li.it/epress/archivio16_epress-contenuti_0_63604_0_6.html

7.  http://www.va.minambiente.it/it-IT/Oggetti/Info/1714

8.  Riportati nella documentazione deposita dal proponente.

9. Desumibili dall’analisi della documentazione depositata al MATTM e da questi pubblicata.

10. Ipotizzabili sulla base delle correnti quotazioni economiche di settore.

11. http://www.provincia.torino.gov.it/ambiente/energia/progetti/piano_sviluppo_TLR.html

12. http://www.regione.piemonte.it/ambiente/aria/piano_regionale.htm

13. La zona denominata “Agglomerato di Torino” (IT0118) della zonizzazione del territorio regionale piemontese per la qualità dell’aria, come definita nella (D. G.R. 29 dicembre 2014, n. 41-855)