Fantasma Quarantatré

Torino, piazzale Caio Mario ore 19.00. È già buio e non c’è nessun autobus al capolinea della linea 43. Eppure è segnata in orario la partenza, proprio a quell’ora.Come figli di un dio minore, assuefatti al disservizio cronico, nessuno si lamenta tra le persone piantate in asso. Si aspetta la corsa successiva. Già è triste, lì davanti alla Fiat. Ci passeremo altri venti inutili minuti di ulteriore attesa al freddo. Ovviamente la corsa saltata sarà regolarmente fatturata dal gestore della corriera. Chissà se qualcuno controllerà mai….Arriva l’autobus successivo. Le scritte di sicurezza e l’avviso luminoso della fermata paiono essere in un rassicurante olandese, sarà per dare un tocco di internazionalizzazione. Verrebbe voglia di non pagare. Ma le regole le si deve rispettare noi per primi, ti dici. E quindi vai alla macchinetta per convalidare i biglietti. Niente, è fuori uso. Pure l’altra, entrambe spente. Chiedi all’autista, del perché della corsa saltata prima e di come fare con il biglietto. Non sa, “…chiedete a Gitittí…”.Partiamo. Un percorso malinconico in quella terra di mezzo che è la periferia tra Beinasco e l’Ospedale San Luigi, trasfigurata da una lunga teoria di palazzoni, capannoni mezzi vuoti e centri commerciali tutti uguali. Passiamo sotto il binario dello Scalo Ferroviario di Orbassano. Quello dove, in un futuro remoto, si dice dovrebbe partire il treno del Servizio Ferroviario Metropolitano per Torino: la SFM5, rinviata venti volte in venti anni. Quanti fiumi di 43 in ritardo dovranno ancora scorrere qui sotto, prima di avere un collegamento decente con la città?E finalmente la campagna in riva al Sangone. Illuminata da uno spicchio di luna, miracolosamente ancora resiste agli assalti del grigio partito del cemento. Arriviamo in paese e transitiamo davanti al Comune, dove il trasporto pubblico va alla grande in campagna elettorale. Scendo alla mia fermata. Un’ora e quaranta minuti di viaggio, da quando sono uscito dal lavoro. Ci si andava a Milano con il Regionale Veloce. E invece ci torno a Rivalta, con il 43 autobus fantasma. Che ho la fortuna di prendere poco. Ma quando lo prendo c’è sempre di qualcosa da imparare.

A.P.