Storie Rivaltesi: La Chiesa di Tetti Francesi di Gino Gallo


Tetti Francesi ha sempre avuto in passato una vocazione agricola con la presenza di alcune grandi cascine: Tetti Cocchio, Tetti Francesi, Tetti Pereno, Gamberana, Abbruciata, Carrozzera, Ronco e, fatta eccezione per le casermette militari, non vi erano altre costruzioni degne di nota.

Nei primi anni ’60, nella zona sorse lo stabilimento della INDES, chiamatosi in seguito INDESIT e, con il progetto di realizzazione di un grande stabilimento della FIAT, sorsero le prime case e le prime palazzine con conseguente rapido aumento del numero degli abitanti.
Fu allora che il parroco di Orbassano, Canonico Pietro Giordano, ritenne fosse necessario costruire nella zona una nuova chiesa al fine di dare modo agli abitanti di poter partecipare con più facilità alle funzioni religiose e poter creare una Comunità di fedeli.

Già nel 1963 era stata acquistata dall’Opera Diocesana Torino Chiese un’area di 5.400 mq. sulla quale poter erigere la nuova chiesa, l’alloggio per il sacerdote e alcune aule per il catechismo.
La chiesa, di proprietà della parrocchia di Orbassano, competente su quel territorio, venne realizzata nel 1965 e intitolata all’Immacolata Concezione di Maria Vergine (vedi foto).

Ma come mai venne così intitotala?
Con ogni probabilità fu conseguente al nome di una Cappella privata esistente lì nei pressi e intitolata alla Concezione di Maria Santissima. La cappella faceva parte della Cascina Tetti Cocchio ed era stata edificata attorno al 1820, ma già nel 1868 era stata sconsacrata e successivamente
adibita a magazzino. La piccola costruzione venne abbattuta nel 1972 per poter costruire sulla stessa area il Centro Sociale di Tetti Francesi.
A metà degli anni ’80, viste le non buone condizioni strutturali della chiesa dell’Immacolata Concezione e i problemi derivanti dalla sua copertura in lastre di Eternit, venne decisa la sua demolizione e di conseguenza la costruzione di una nuova chiesa, quella attuale, che venne consacrata nel 1987.

di Gino Gallo

P.S. Alcune notizie di questo articolo sono state tratte dal libro “Cappelle agresti e piloni votivi del
territorio comunale e parrocchiale di Orbassano”, di Mario Olivero e Giancarlo Saracco