Storie Rivaltesi: Il castello per noi ragazzi di Gino Gallo

Per noi ragazzi di Rivalta degli anni ’50 e ’60 il Castello aveva un fascino irresistibile.

Il vederlo così grande, inaccessibile e misterioso faceva nascere in noi il grande desiderio di entrarci dentro e di scoprirlo.

E allora spesso giocavamo all’ “assalto al Castello”, entrando nel fossato davanti alla facciata dove a quel tempo non esisteva la cancellata di protezione.

Scavalcando il basso muretto, arrivavamo al portone principale, sempre chiuso.

Seguendo le alte mura, raggiungevamo la zona delle serre e poi giù nel fossato dietro le case di via Bianca della Valle, fino in fondo, dove un cancello con sbarre appuntite fermava nuovamente i nostri sogni.

Sul ponte, davanti all’ingresso, in autunno raccoglievamo le castagne d’India che cadevano dal maestoso Ippocastano (in seguito abbattuto per motivi di sicurezza) che servivano per i nostri giochi.

In inverno, il tratto di strada che dall’ingresso porta a via Bianca della Valle era quello che si prestava meglio, essendo in leggera discesa e sempre in ombra, a formare, in caso di nevicate, la “sghiarola”, la pista di scivolamento. Era il divertimento nostro e l’ossessione di diversi anziani, che di sera la cospargevano di cenere per renderla inutilizzabile. Ma poi il giorno successivo noi provvedevamo a ricostruirla.

(dal libro di Gino Gallo RIVALTA IERI – Seneca Edizioni Torino – 2007)