Ormai è tutto SOSTENIBILE…

Settembre 2001. In una mansarda di via Umberto I a Rivalta.

Una decina di semplici cittadini, decidono di non stare più alla finestra, ma mettersi in gioco personalmente, dedicando tempo ed energie per una Rivalta migliore, più a dimensione di bambini, più virtuosa, più ecologica, più verde: nasce un comitato spontaneo di cittadini che ha a cuore il futuro della propria comunità.

Quando si deve decidere di dare un nome al comitato si fa una scelta “coraggiosa”, trovando un aggettivo quasi sconosciuto allora: SOSTENIBILE. Quando il nome incomincia a circolare, molti sono sorpresi o dubbiosi: che mai significa sostenibile?

Andando in internet scoprono che sostenibilità significa “un modello di vita in grado di assicurare il soddisfacimento dei bisogni della generazione presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di realizzare i propri.”

Pertanto questo modello dovrebbe obbligare l’umanità a fare scelte che evitino di coprire il territorio di cemento e asfalto a danno dell’ambiente e dell’agricoltura, che non producano quantità impressionanti di rifiuti e invece favoriscono una raccolta differenziata sempre più spinta. Scelte che riducano le emissione di sostanze inquinanti, che ripensino il nostro sistema produttivo, evitino di acquistare prodotti dei quali non abbiamo realmente bisogno, sfruttino sistemi di mobilità più intelligenti, evitino gli sprechi.

A distanza di 20 anni da quel settembre in cui quei cittadini decisero di usare quell’aggettivo, il termine sostenibilità è diventato di voga: ormai non c’è pubblicità che non lo inserisca nei suoi messaggi promozionali, imprese, holding, multinazionali dichiarano a grandi lettere il loro impegno per la sostenibilità, diventata un elemento di marketing a tutto tondo. Così anche la politica, che ha inserito nelle sue parole d’ordine la sostenibilità e la transizione ecologica.

Ed ecco che viene coniata anche una nuova parola inglese: greenwashing. Una strategia di comunicazione o di marketing perseguita da aziende, istituzioni, enti che presentano come ecosostenibili le proprie attività, cercando di occultarne l’impatto ambientale negativo.

Ecco che il sistema neo liberista, specialista in questo, sfrutta a suo favore la nuova “moda”… “siamo tutti ecologisti“. Intanto il Pianeta sta soffocando, il cambiamento climatico sta provocando danni irreparabili, le nuove generazioni lanciano il grido di allarme, ma le vecchie generazioni continuano sulla strada della distruzione.

Noi cerchiamo di denunciare tutte le scelte non sostenibili, cerchiamo di resistere partendo da noi stessi, dalle nostre scelte e stili di vita, seguendo, nel nostro piccolo, l’insegnamento di Ghandi: “Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”